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Diario
5 luglio 2007
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Il buio della foresta era quello che preferiva più agli altri. L'apparizione aveva sensi umani. Sentiva la terra bagnata sotto i suoi nudi piedi apparsi, sentiva il muschio crescere sui tronchi, sentiva le termiti e le formiche fare cunicoli, sentiva il vento cercare una culla tra le foglie per dormirvi, sentiva i sussurri delle pietre - sussurravano nel rispetto dei dormienti scoiattoli - sentiva. Sulle labbra apparse aveva ancora il sale del mare che aveva guardato per così tanto.
Nel buio della notte senza stelle, camminava perdendosi e ritrovandosi tra la vita. Quando una luce apparve. Improvviso punto di una luce così bianca che l'apparizione stessa non ne aveva mai immaginata una così bella. Né così forte. Né così .
Ammaliata l'apparizione da quell'inaspettata apparizione, decise di toccarla. Niente sembra più convincente del tocco, a volte. Quindi si avvicinò. La luce si mosse. L'apparizione sorrise. "Ciao Lucciola". La lucciola si lamentò. "Ne hai una davvero bellissima, questa notte" cercò di consolarla l'apparizione "Non riesco ad immaginare un essere tanto magnifico". La lucciola lampeggiò in maniera allarmante. "Un uomo?" ripeté l'apparizione. La lucciola si mosse affermativamente "Ora è un uomo", aggiunse. "Oh" mormorò con tristezza l'apparizione. Era tanto immersa nei suoi sogni da stare per sparire. La lucciola la riscosse. "Sì, lo sento anche io il pericolo. Dopo la pioggia, si sente sempre. E poi, c'è odore di lillà" disse, pensierosa, l'apparizione.
La lucciola s'involò e scomparve.
Ora, vado a sognare quest'essere senz'anima, pensò l'apparizione. S'inoltrò nel Nero. Camminò sulle felci. Uscì su un lago. Volò su un promontorio di roccia nera. C'era una Lucertola.
"Ne ho sognato" disse l'apparizione, sorrise. E si avviò verso una figura, lì.
| inviato da quellocheNon il 5/7/2007 alle 19:0 | |
28 maggio 2007
Dal suo diario #1
Steso lungo la riva dell' Acqua fui raggiunto dalla più anziana e grossa. Il cielo scuro ospitava nuvole nere, lei non colse in me alcun turbamento. S' avvicinò col fare saccente ed altero dei vecchi saggi, che hanno qualcosa da dire anche senza dire nulla. L' imbarazzo in cui ero avviluppato, mi convinse a tagliare il gelido silenzio fra Noi.
- Piove -
dissi soltanto. Ella mi guardò, e tuonò, con voce dolce, un sibilo inesistente.
- Credi ancora, alla pioggia? Suvvìa, non ti sei ancora reso conto che la pioggia, non esiste? E' una storia tutta inventata, quella della pioggia.
Esistono invece dei piccoli, minuscoli esseri filiformi d' argento e trasparenti, impalpabili, che quando il cielo é grigio saltellano sull' Acqua, pizzicandone la superficie.
Il vero mistero, é perché ci si bagna. -
Fece alzando al cielo occhi da Lucertola.
Io le sorrisi, come quando prometti a te stesso di catturare la Luna per farti luce nei giorni più tristi e soli, poi qualcosa mi punse il braccio vidi un riflesso per aria un corpo, braccia tese e gambe arricciate
- scusa -
mi sussurrò timidamente, e zompettò Via.
| inviato da il 28/5/2007 alle 13:38 | |
17 aprile 2007
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Il vecchio lo guardò piano andare via gli occhi assenti e folli gli occhi contenti e l'involucro vuoto di carne attorno al nulla e nessuna percezione. Si girò, il vecchio, alla notte, per cercare le Lucciole.
Sapeva che il Domatore di Lucertole non era uno sciocco; ultimamente era però troppo umano troppo poco animale.
Ora il vecchio doveva trovare le Lucciole perché bramava ciò che quelle avevano del Domatore ciò che lui era venuto a riprendersi ciò che loro avevano tentato di restituirgli
ma che lui non poteva più riconoscere come suo.
L'aveva persa e un tesoro così prezioso abbandonato a quelle creaturine luminose era troppo allettante.
| inviato da DomatoreDiLucertole il 17/4/2007 alle 17:39 | |
16 aprile 2007
Stanotte ho corso per mille chilometri. Cercavo le Lucciole, che rubano l' Anima ai fiori e agli alberi e di notte le portano a far Luce in giro. Cantano canzoni d' amore e d' odio ed io le cercavo disperatamente, per ascoltare le loro parole, e verificare quelle scritte sulle mie mani ma non c' era nessuno. Un vecchio mi apparve, ossuto e malmesso, profumato di lillà mi ha porso in mano della saggina. Le Lucertole ora, eseguono ogni mio volere, ed ogni mio desiderio é per loro un ordine ed un piacere. Non una gran cosa, al Mondo, avere poteri su quegli insignificanti esseri, ma il Potere, di qualunque natura, forgia ed utilità sia, é pur sempre Potere. E nessuno non ne rimarrebbe attratto. La moneta di scambio é stata la mia Lingua, perché ogni Potere ha un suo prezzo. Parlerò sin d' ora , e per sempre, solo la con la loro lingua ed il mio sangue sarà freddo come le Mani nell' Inverno più chiaro di neve. Tornando col mio scettro di saggina lungo i mille chilometri di polvere ho incontrato delle Lucciole, chissà cos'é che cercavano di dirmi dimenandosi a quel modo.
| inviato da il 16/4/2007 alle 1:51 | |
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